Sacchetto portasabbia

Sacchetto Corcolle
Materiale
Bronzo, ferro e materiale organico
Misure
alt. cm.18; diam. fondo cm 8; diam. orlo cm 5,5
Provenienza
Gallicano nel Lazio- Località Corcolle
Funzionario di zona
Z. Mari
Dati di scavo
T. CX- SARCOFAGO 1-Rep. 130
Restauro
Laboratorio di restauro SBAL

Collocazione attuale

Deposito Tempio d'Ercole - Tivoli (RM)

Descrizione

Il sacchetto è  composto da un disco di fondo del diam di  8 cm realizzato in lamina di bronzo con disegno a rosetta traforata e tre piccoli piedini ( di cui uno mancante).

01_sacchetto corcolle_gli incollaggi

02_sacchetto corcolle_gli incollaggi  

 

Dalla circonferenza  di alza una paretina di circa 1 cm  in lamina,  su cui sono ribattute all’interno  con chiodini in bronzo, n°8 fascette  di  largh di cm 0,7 e altezza di  cm 13. Le fasce, che  terminano  con  forma arrotondata  verso l’estremità dell’imboccatura,sono  decorate lungo i lati con perlinatura ottenuta per  ribattitura della lamina di bronzo  interna. Sopra le fascette di bronzo sono fissate delle sottili fascette di sezione semisferica  in ferro a scopo decorativo; le fasce così costituite erano  legate e tenute insieme  da una corda in tessuto.

L'imboccatura è composta da anello con  chiusura del  diam di cm 4,5 e alt cm 1,3 e un doppio  imbuto  diam orlo di cm 5,5 e diam imbocco cm 2., ottenuto con un'unica lamina, al cui interno era fissato   il sacchetto (probabilmente di cuoio).

Sull’anello  sono saldati due anellini in bronzo da cui pendono due file di catenelle che sostengono una fascetta ripiegata . E’ probabile che le catenelle dovessero sostenere dei piccoli strumenti in bronzo, anch’essi utilizzati come lo strigile dagli atleti, per la cura del corpo. (Cfr  reperto  esposto nel Museo Archeologico di Palestrina)

                              03_sacchetto corcolle_sacchetto proveniente dal Museo di Palestrina

Stato di conservazione iniziale

Il reperto giunto in laboratorio in una scatola di cartone, si presentava in numerosissimi frammenti.

04_sacchetto corcolle_i frammenti all'arrivo in laboratorio

E’ bene considerare il luogo di giacitura del reperto. L’oggetto fa parte di un corredo funerario che insieme ad altri numerosi reperti era collocato all’interno di un sarcofago in tufo, situato in una tomba a camera. Al momento del rinvenimento i reperti si trovavano sotto uno strato di fango e parte del coperchio del sarcofago era crollato all’interno.

In questo oggetto, come molto spesso nei reperti archeologici, coesistono più materiali diversi: bronzo, ferro e materiale organico.06_sacchetto corcolle_gli incollaggi05_sacchetto corcolle_prelievo dei frammenti dalla scatola

Del  materiale organico che è il più deperibile,sono rimasti fr.ti di cuoio pertinenti il sacchetto e la corda che teneva legate le fascette per l’imboccatura.

 Altra sorte è invece toccata ai metalli. Il loro degrado oltre ad essere  dovuto al terreno di giacitura, all’ l’umidità, alla temperatura e all’areazione, è stato accelerato  dalla coesistenza  di  bronzo e ferro .

Il ferro risulta essere un metallo molto instabile che tende a combinarsi facilmente con gli altri elementi. Due sono i tipi di alterazione che si sono  innescate: la corrosione secca e la corrosione umida. La prima è la combinazione del ferro con l’ossigeno in assenza di acqua che ha dato origine agli ossidi. La seconda è un tipo di corrosione elettrolitica in presenza di umidità e per contatto tra due metalli diversi; questa formando una vera e propria pila  ha favorito il passaggio di corrente  ( ioni liberi), e il metallo meno nobile, il ferro, si è corroso molto più velocemente, trasmigrando i suoi sali e ossidi sulla superficie del bronzo.

Le lamine di bronzo si presentano molto fragili e corrose sia per l’esiguo spessore, sia per la tecnica con cui sono state ottenute ( martellatura) che ha creato  delle deformazioni elastiche e plastiche , sia per la combinazione con gli agenti esterni.

Sulle superfici ci sono  piccole tracce di azzurrite (carbonato di Cu) stabile, mentre il resto è interessato da una corrosione ciclica ove responsabile è il cloruro rameoso che combinandosi con acqua e ossigeno dà luogo all’acido cloridrico che corrode la superficie del bronzo.

Interventi di restauro

La prima fase di intervento ha previsto il recupero dei fr.ti di bronzo, di ferro e del materiale organico dalla scatola con cui il reperto era pervenuto in laboratorio.

I fr.ti organici sono stati puliti dalla terra con un pennellino morbido e consolidati con resina acrilica al 3%.

I fr.ti di bronzo e ferro hanno subito una pulitura chimica effettuata con  batuffoli di cotone e alcool, mentre quelli più resistenti sono stati sottoposti a pulitura meccanica con bisturi, punte e spazzolini d'acciaio montate su trapanino dentistico. La lamina in bronzo e i fr.ti di ferro si presentavano molto fragili sia per l’esiguo spessore, sia perché ormai la corrosione molto avanzata aveva lasciato poco o nulla del nucleo metallico.

07_sacchetto corcolle_gli incollaggi

Per questo motivo non è stato possibile effettuare l’estrazione dei sali solubili in  acqua demineralizzata  e  agitatore su tutti i fr.ti di bronzo ma solo sull’anello e l’imboccatura in bronzo del sacchetto.

Dopo aver applicato l'inibitore di corrosione ai frammenti di bronzo  e il convertitore di ruggine al ferro si è proceduto alla ricerca degli attacchi e agli incollaggi.

 Durante la ricerca degli attacchi, è stato necessario effettuare consolidamenti  con resina acrilica al 3% in acetone per immersione  e ove possibile procedere subito agli incollaggi con cianoacrilato e resina epossidica colorata con terre naturali.

08_sacchetto corcolle_gli incollaggi09_sacchetto corcolle_gli incollaggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver incollato  il fondo del reperto in lamina di bronzo e separatamente tutte le  fascette in bronzo e ferro molto fragili, è sorto il problema di ricostruire e dare stabilità al reperto che si presentava privo del suo sacchetto interno. 

Si è proceduto allora alla velatura dei frammenti ricostruendo un sacchetto in velatino di seta opportunamente colorato per imitare il colore del cuoio.

11_sacchetto corcolle_la ricostruzione

10_sacchetto corcolle_la ricostruzione del sacchetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le fascette dopo essere state incollate singolarmente con resina epossidica sulla paretina del fondo,   sono state fatte aderire al velatino con resina acrilica al 10% applicata a pennello ricostruendo così l’originaria  forma del reperto.

12_sacchetto corcolle_ la ricostruzione13_sacchetto corcolle_la ricostruzione14_sacchetto corcolle

 


Laboratorio di restauro